Voglio primarie con regole chiare. Veltroni? Non mi ha risposto

Intervista a Giulia de “L’Opinione”

Se decidono di chiamarle “primarie”, oltretutto “aperte”, io chiedo che vi siano regole certe. A parlare è Giulia Innocenzi, 24enne studentessa in scienze politiche all’università LUISS Guido Carli, coordinatrice degli studenti Luca Coscioni, candidata alle primarie per l’elezione dei segretario dei giovani dei Partito Democratico. La sua candidatura, unitamente alle polemiche sulla mancanza di legalità e regole chiare all’interno delle primarie, è stata accolta positivamente da migliaia tra sostenitori e simpatizzanti e, in seguito all’appoggio di Arturo Parisi, ha creato un vero e proprio tsunami all’interno dei PD.

Tutto è iniziato con una semplice candidatura…
Quando ho deciso di candidarmi, ho scritto due lettere a Walter Veltroni. Nella prima, pubblicata da Europa, gli chiedevo di fare da garante della legalità alle elezioni primarie dei giovani del Pd. Dato che Veltroni guarda sempre alla realtà americana – fino a riprendere lo slogan “Yes, we can” obamiano – ho richiamato l’art. 2 della carta delle primarie del Partito Democratico USA, che afferma che “possono partecipare alle elezioni tutti i cittadini che siano in sede democratici”. In sede, io sono sicuramente democratica: i radicali hanno da sempre aspirato ad avere un partito democratico ìn Italia. Ho chiesto a Veltroni regole certe per poter accedere alle primarie, per avere la possibilità di portare le istanze radicali all’interno del Pd, le battaglie di Luca Coscioni e Piergiorgio Welby, la laicità, la libertà di ricerca scientifica, l’antiproibizionismo, l’autodeterminazione.

E Veltroni le ha risposto?
Nessuna risposta alla prima lettera. Così ne ho scritto una seconda, con la quale lo informavo di aver scoperto, casualmente, l’esistenza di un fantomatico regolamento delle primarie, pubblicato soltanto su siti e blog di simpatizzanti e non sul sito ufficiale dei partito. Regolamento che richiedeva, per candidarsi, di raccogliere 600 firme entro il 25 settembre. Questo avveniva il 22 settembre, con soli tre giorni di anticipo. li regolamento sosteneva che parte delle 600 firme sarebbero state da raccogliere su moduli disponibili sul sito del PD, sul quale pero non c’era nulla. Un’illegalità patente.

Nessuna risposta, alla seconda missiva?
Nemmeno la seconda lettera ha ricevuto risposta, al che abbiamo organizzato un sit in di protesta di fronte alla sede dei Pd nel momento in cui era riunito il comitato di partito. Dopo la conferenza stampa, in cui Francesco Mosca ha appoggiato la mia candidatura e Mario Adinolfi ha affermato che la mia battaglia era giusta, è arrivato anche il sostegno di Arturo Parisi. Ho così chiesto di incontrare Veltroni, il quale però non si è fatto vedere. E arrivato però Franceschini, che ci ha informato delle decisioni prese dal comitato, dato che all’ordine del giorno c’erano le primarie giovanili – segno che la nostra battaglia, notizia più bloggata d’Italia quel giorno, aveva creato un caso. Franceschini ci ha comunicato che le istanze erano state accolte, che il regolamento era stato pubblicato sul sito, con proroga dei termini per le candidature al 3 ottobre. Le cose le fanno un po’a rilento, e il modulo è stato pubblicato solamente giorni dopo.

La battaglia, dunque, è stata vinta.
La prima battaglia, sulla legalità e sulla certezza delle regole, è stata vinta. Ora però si apre un nuovo fronte: occorre democraticizzare tutto il procedimento, poiché vi sono troppi punti oscuri. Per presentare la candidatura, oltre alle firme e al documento di identità, serve firmare un manifesto fondativo dei giovani democratici, elaborato dal tavolo nazionale. Questo manifesto ha un capitolo intitolato “Per una nuova cultura politica”, dove si legge che i giovani democratici sono “una generazione che non ha mai votato sulla scheda nulla di diverso dall’Ulivo prima e dal Pd finalmente
oggi, o che non sia ancora mai andata a votare, che non è mai stata iscritta ad un partito della prima Repubblica”. Questa è una clausola di coscienza ad excludendum. Da una parte dichiarano, all’art. 1 del regolamento, che queste sono primarie “aperte”, dall’altra questa clausola va persino contro l’art. 48 della Costituzione italiana, che sancisce la segretezza del voto. Nel momento in cui firmo per candidarmi, rendo noto per chi ho votato in passato. Senza dimenticare l’art. 17, sulla libertà di associazione. Con la mia candidatura voglio anche sottolineare che i giovani democratici non sono costituiti solo dalle vecchie correnti DS e Margherita, ma invece rappresentano un pluralismo di associazioni, tra cui anche l’associazione Luca Coscioni, i Radicali Italiani e tanti altri movimenti giovanili. Per questo sono contraria al dover schedare rispetto al voto sia i candidati che coloro che faranno parte del nuovo partito democratico. E’ inaudito che qualcuno debba dichiarare il proprio voto passato per poter partecipare a un processo politico. Per questo, sto chiedendo di poter inserire i miei delegati al tavolo nazionale che ha elaborato il manifesto. Utilizzando le regole proposte dal Pd stesso, posso intervenire: essendo una candidata ufficiale, ho diritto a inserire i miei candidati nei vari organi che hanno il compito di monitorare queste primarie. Chiederò di riaprire il tavolo nazionale. Non ho fatto parte del progetto costituente perché sono venuta a conoscenza delle primarie solo da due settimane, visto che prima era tutto nell’ombra.

Diceva Andreotti che a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Veltroni si era opposto alla candidatura di Pannella alle primarie del Pd. Anche in questa occasione, si parla di un candidato già imposto dall’alto, Fausto Raciti, per mettere d’accordo le varie anime del partito. Non c’è il rischio che anche per queste primarie il vincitore sia già deciso a tavolino?
Mi spiace che ci sia stata una personalizzazione della questione. Non conosco il lavoro di Fausto Raciti e mi spiace che venga fatto il suo nome, so che è in politica da sempre e immagino che abbia fatto un buon lavoro. Senza dubbio la questione della candidatura dall’alto è molto sentita. in questi giorni sto ricevendo mail da giovani democratici di tutta Italia, non solo da simpatizzanti radicali, ma soprattutto da giovani che fanno parte delle sezioni. Questi messaggi salutano con entusiasmo la mia candidatura, oltre che per la battaglia per la legalità, perché è la prima ufficiale, è di un volto nuovo, che non proviene dalle correnti, con un diverso linguaggio diretto e che va direttamente ai problemi, ma soprattutto perché è una candidatura spontanea. Non facevo parte dei giochi, mi sono candidata perché vorrei diventare segretario dei giovani democratici. Le manifestazioni di solidarietà da tutta Italia mi fanno capire che c’era un po’di esasperazione rispetto a quello che Parisi denuncia come “giovanilismo”, l’interferenza degli adulti in quella che dovrebbe essere l’autonomia giovanile. La giovanile democratica non ha alcun senso se deve essere diretta dagli adulti, perché non porterebbe nulla di più, anzi sarebbe una brutta copia di quello che è il partito reale.

La Sua è una battaglia per avere elezioni primarie con regole certe. il sistema delle primarie sarebbe da estendere anche agli altri partiti?
Certamente la democrazia dal basso è il modello da adottare. Ho anche aderito al movimento che si chiama “Primarie vere, primarie sempre” di cui fanno parte Ignazio Marino, Jas Gawronski, Mario Segni. Non ci fossero state le primarie, non avrei mai potuto portare le istanze di Luca Coscioni e di Piergiorgio Welby all’interno del dibattito della giovanile democratica, alla quale voteranno persone dai 14 ai 29 anni. Non sarei mai emersa, non ci fossero state le primarie. Esse sono la migliore applicazione dì quella che era la teoria della circolazione delle élite, quale rinnovamento e rinvigorimento della classe politica. Le primarie americane hanno dimostrato il grandissimo coinvolgimento dei cittadini. Se si parla di primarie vere, sono sempre favorevole.

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